25/04/2010

Del corpo delle donne

Non c'è niente di più bello al mondo del corpo di una donna. Non parlo dei corpi da copertina per rivista patinata, quelli muovono in me gli stessi sentimenti della bellezza di una statua: meraviglia senza calore.
Parlo dei corpi delle donne vere, che hanno sempre qualche imperfezione... e proprio nell'imperfezione del corpo si riesce a sentire il suo essere vero, caldo, desiderabile.
A volte mi viene da sorridere quando vedo le donne specchiarsi indecise, preoccupata dal troppo seno o dal troppo poco, dalla gonna che non cade bene, dai capelli che non stanno come vorrebbero.
Proprio nella loro modestia e nel dubbio del loro piacere, scaldano i miei sensi. E vorrei regalare loro i miei occhi e la sensazione di quell'istintivo desiderio che prova l'uomo nei confronti della donna.
Vorrei che potessero sentire con quale brivido accoglie l'uomo gli occhi di lei, piantati negli occhi.

E' primavera... e di tutte le meraviglie che ci sono nel mondo, quella a cui penso oggi è il corpo delle donne.

03/04/2010

Aprile

Lo scrosciare dell'acqua mi ha colto di sorpresa... mentre la mia giornata se ne andava, come tante altre, sprofondato nel mio lavoro, sento la pioggia battere forte sui vetri e sollevo lo sguardo dal pc.

Le piogge d'Aprile... "che lavano un anima o una strada", come dice il poeta di Pavana, anticipano la stagione fischiando nell'aria.

Dopo il temporale l'aria è tersa. Sopra le colline le nubi grige e nere lasciano squarci di chiaro, e sembrano piccoli laghi nel cielo. Seguo con le dita il disegno immaginario di quei laghi di luce, come potessi allargare le nubi con le mani.

Mentre vado verso la mia auto a testa bassa, stanco dalla giornata intensa, alzo ancora gli occhi verso questo cielo capriccioso e resto per un attimo incantato. E la sensazione che il tempo mi stia sfuggendo di mano prende il sopravvento, e il rimorso sordo per questi giorni anonimi e tutti uguali: sto perdendo il mio tempo, sto perdendo il mio tempo, sto perdendo il mio tempo....

08/03/2010

Ore 17

La stazione di Milano sembra un giorone dell'inferno. La folla è talmente fitta, che mi è impossibile passare nonostante il mio bagaglio sia tutto contenuto nella ventiquattr'ore. Sono immerso nella folla, mentre con l'auricorale parlo di lei... e di come non ci sia più nella mia vita spazio e desiderio di ricominciare. Non riesco ad esprimermi bene, nonostante a me le parole non manchino mai. Non riesco a spiegare che non ho più forza o quanto meno desiderio di partire da zero, costruire qualcosa, impegnarmi per un futuro. Nemmeno fosse l'ultimo treno destinazione "Amore".

Quello che dovevo fare l'ho fatto, devo solo portare a termine il mio compito e intanto godermi me stesso, i miei amici, il cielo azzurro, un bicchiere di vino rosso, amori di passaggio e, di tanto in tanto, sorella solitudine tanto utile allo scrivere e al pensare.

Tutto questo dico ed altro ancora penso, ed intanto fendo la folla senza vederla. Una folla multietnica e multicolore. Ognuno con i propri pensieri, la paura di perdere il treno, un amore che lo attende o il volo verso una spiaggia tropicale. Ognuno in se stesso, ognuno solo nella folla sterminata ed io parolo, parlo... parlo di me... come fossi in un'isola deserta.

Chiudo la conversazione con uno strano male in fondo allo stomaco.

Mi rifugio nel mio posto prenotato, tolgo l'impermeabile, la giacca ed allento la cravatta. E mentre il treno sfreccia a velocità folle lungo la pianura, così i miei pensieri corrono lungo quell'autostrada che fiancheggia la ferrovia e che ho percorso di notte, a volte piangendo ed altre conversando amabilmente. E dentro provo quel senso strano di vita, che scorre con la stessa imprevedibilità del Po, che a volte placidamente lambisce le rive ed altre sembra voler abbattere i ponti.
Percorro tutta la strada ad occhi chiusi. Mentre la ragazza bionda che mi siede di fronte, al telefono parla, parla, parla.... è felice.

Io invece, non lo so.